La Cornice

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La semiotica dell’arte pittorica, una branca di ricerca della semiotica visiva, si sviluppò grazie al contributo di due semiologi famosi: Greimas e Meyer Schapiro. Quest’ultimo, occupandosi del segno-immagine, tenta di definire il ruolo che gli elementi accessori ricoprono in un dipinto e quali caratteristiche producono sul significato complessivo di un’opera d’arte. Attraverso lo studio della superficie, della cornice, dell’organizzazione spaziale, delle dimensioni e della sostanza materiale dell’immagine si rafforzano coesione e significato complessivo dell’opera.

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Anche se oggi può sembrare del tutto naturale la creazione di un fondo liscio e delimitato, la tela, sul quale esprimere la creatività, in realtà è una concezione del tutto moderna, in quanto gli artisti primitivi dipingevano su superfici naturali come la roccia, irregolare sia come superficie, che come asperità e dimensione, capace, quindi, d’interferire col segno.

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La cornice, come elemento regolare e delimitante il campo dell’immagine, in verità, non si può applicare a tutte le cornici, perché alcune di queste diventano parte integrante della rappresentazione; una sorta di continuazione virtuale dello sfondo, come quelle immagini che escono e traboccano sulla cornice, oppure una cornice di forma irregolare o circolare che segue i contorni dell’oggetto.

Le prime cornici per quadri s’incominciano a vedere all’inizio del XIV secolo, come parte di pale d’altare, dove l’artigiano intagliatore le disegnava, le costruiva e le intagliava e il doratore le colorava.

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